In questa edizione · 21–27 set
  1. Gli ESRS rivisti sono legge — e chi è fuori dalla CSRD ha ora il proprio standard
  2. Record di 139 milioni di tonnellate di fibre — e il poliestere riciclato perde terreno
  3. L'EmpCo è in vigore — e vale anche per le dichiarazioni già online
  4. Il decreto greenwashing italiano morde: l'AGCM può sanzionare fino a 10 milioni per violazione
  5. L'altra regola del 27 settembre: un avviso di garanzia in ogni punto vendita
NORMATIVA

Gli ESRS rivisti sono legge — e chi è fuori dalla CSRD ha ora il proprio standard

I due regolamenti delegati che completano il pacchetto Omnibus I sulla rendicontazione sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale UE il 21 settembre. Il regolamento delegato (UE) 2026/1563 sostituisce gli ESRS con la versione semplificata, entra in vigore il 10 novembre 2026 e si applica agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027. Il regolamento delegato (UE) 2026/1560 istituisce lo standard volontario per le imprese fuori dal perimetro CSRD, in vigore dal 24 settembre, con moduli Basic e Comprehensive, nessun obbligo di assurance e un tetto alle richieste lungo la catena del valore a partire dagli esercizi 2027.

Fonte: Arendt, 24 set 2026
Chi impatta
Le PMI tessili che forniscono i grandi marchi europei e passano l'anno a rispondere a questionari di sostenibilità, e le imprese ancora nel perimetro CSRD dopo l'innalzamento delle soglie con l'Omnibus.
Come impatta
Per un fornitore la metà utile è lo standard volontario: offre un formato riconosciuto con cui rispondere, invece di un foglio di calcolo diverso per ogni cliente, e il tetto sulla catena del valore limita ciò che un grande cliente può pretendere da un'impresa fuori dal perimetro CSRD. Impararne il vocabolario prima della stagione di rendicontazione 2027 costa meno che farsi trascinare nel modello di ciascun cliente.
NEWS DI SETTORE

Record di 139 milioni di tonnellate di fibre — e il poliestere riciclato perde terreno

Il Materials Market Report 2026 di Textile Exchange colloca la produzione globale di fibre a 139 milioni di tonnellate nel 2025, contro 132 milioni dell'anno precedente. Il solo poliestere è cresciuto di 4,8 milioni di tonnellate, mentre il poliestere riciclato ha raggiunto 9,7 milioni di tonnellate catturando solo il 6-8% di quella crescita: la sua quota sul poliestere totale è scesa dal 12,0% all'11,8%, dal 14,8% del 2021. I materiali riciclati di ogni tipo valgono il 7,6% della produzione globale di fibre. I 384 marchi del Materials Benchmark sono invece migliorati, passando dal 68% al 72% di fibre approvvigionate tramite certificazioni o programmi di verifica.

Fonte: Ecotextile News, 22 set 2026
Chi impatta
Chiunque abbia messo un obiettivo di contenuto riciclato in un piano collezione o in un capitolato, e gli uffici acquisti che dovranno comprare quel contenuto in un mercato dove il poliestere vergine si prende più di nove decimi della nuova capacità.
Come impatta
Il divario tra impegno aziendale e realtà materiale è ora misurabile: i marchi che rendicontano migliorano mentre il mercato da cui acquistano va nella direzione opposta. È rilevante per l'atto delegato ESPR sui tessili atteso nel 2027, perché i requisiti di contenuto riciclato scritti in una norma presuppongono una disponibilità che in termini relativi si sta riducendo. Chi pianifica sul poliestere riciclato dovrebbe considerare vincolante la disponibilità, non il prezzo.
NORMATIVA

L'EmpCo è in vigore — e vale anche per le dichiarazioni già online

La direttiva Empowering Consumers si applica in tutti gli Stati membri dal 27 settembre, anche ai prodotti già sul mercato. Le dichiarazioni generiche come "green" o "eco-friendly" sono illecite senza prova di prestazione ambientale eccellente, le etichette di sostenibilità autoprodotte senza verifica indipendente sono vietate e le dichiarazioni basate solo sulla compensazione di carbonio sono proibite. L'applicazione spetta alle autorità nazionali dei consumatori, come ACM nei Paesi Bassi e DGCCRF in Francia, con sanzioni fino al 4% del fatturato annuo negli Stati membri interessati, o almeno 2 milioni di euro quando il fatturato non è determinabile.

Fonte: Carbonfact
Chi impatta
Ogni marchio che vende ai consumatori nell'UE, compresa la piccola etichetta il cui e-commerce dice ancora "sostenibile" in una pagina scritta tre anni fa e mai più toccata.
Come impatta
Il lavoro ora è un audit del materiale esistente, non una regola per le campagne future. Il confine è concreto: "Realizzato con il 95% di cotone biologico certificato GOTS" passa, "Prodotto in modo sostenibile" no, e chiamare riciclata una t-shirt quando è riciclato solo il filo da cucito è una violazione. Per lo stock già stampato, coprire la dichiarazione non conforme con un adesivo o aggiungere le prove nel punto vendita è una soluzione ammessa.
NORMATIVA

Il decreto greenwashing italiano morde: l'AGCM può sanzionare fino a 10 milioni per violazione

Il decreto legislativo 30/2026, adottato il 20 febbraio e in vigore dal 24 marzo, porta le sue obbligazioni sostanziali in applicazione il 27 settembre, lo stesso giorno della direttiva europea che recepisce. Il nuovo articolo 23 del Codice del consumo rende illecite di per sé diverse pratiche: etichette di sostenibilità senza certificazione indipendente di terza parte o copertura pubblica, termini generici come "eco", "green", "naturale" o "biodegradabile" senza certificazione esterna riconosciuta, dichiarazioni riferite all'intero prodotto quando solo un aspetto le giustifica, e dichiarazioni di neutralità climatica fondate soltanto sulla compensazione. Vigila l'AGCM, con sanzioni da 5.000 euro a 10 milioni per violazione, fino al 4% del fatturato annuo per violazioni transfrontaliere coordinate.

Fonte: EcoClaim
Chi impatta
Ogni impresa che vende ai consumatori italiani: per un produttore veneto o pratese con un marchio proprio significa che l'autorità nazionale ha ora una sanzione specifica da applicare, non solo un potere generale sulle pratiche scorrette. Non c'è una soglia separata per le piccole imprese né un periodo di smaltimento per lo stock esistente.
Come impatta
La direttiva europea fissa la regola, questo decreto fissa il prezzo di violarla in Italia, e sono i numeri nazionali a rendere concreto il rischio. L'AGCM ha già sanzionato Shein per 1 milione di euro nel 2025 su dichiarazioni di riciclabilità con le vecchie regole: l'appetito sanzionatorio nella moda non è ipotetico. Con il nuovo articolo la stessa condotta parte da una base molto più alta.
NORMATIVA

L'altra regola del 27 settembre: un avviso di garanzia in ogni punto vendita

Il regolamento di esecuzione (UE) 2025/1960, adottato nel settembre 2025, si applica dal 27 settembre 2026 in tutti gli Stati membri. I venditori devono esporre un avviso armonizzato che informa il consumatore della garanzia legale minima di due anni per i beni difettosi, prima dell'acquisto, sia nelle schede prodotto online sia con cartellonistica o informazioni a scaffale in negozio. L'etichetta GARAN che l'accompagna è volontaria e disponibile solo quando la garanzia di durabilità copre l'intero prodotto, dura più di due anni e non ha costi per l'acquirente. Non servono nuove etichette cucite, di manutenzione o di composizione.

Fonte: Intertek
Chi impatta
Qualsiasi marchio o rivenditore che vende abbigliamento, tessili o calzature ai consumatori nell'UE — in pratica i piccoli e-commerce che hanno passato l'estate a riscrivere le dichiarazioni ambientali senza mai guardare le schede prodotto per questo.
Come impatta
Questo obbligo ha ricevuto una frazione dell'attenzione dedicata all'EmpCo e cade esattamente lo stesso giorno, ma è molto più semplice da chiudere: un avviso standard nella scheda prodotto e cartellonistica visibile in negozio. GARAN è una decisione a parte: conviene solo se si offre già una garanzia gratuita sull'intero prodotto oltre i due anni, e dichiararlo senza soddisfare tutte e tre le condizioni crea un nuovo problema di dichiarazioni sotto l'EmpCo.
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